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SPIA DI LUNA
Ricerco gli ideali
che impiccai al tuo volere
per seguirti come un cane
chiamato mentre giocava
contento con l'ombra della coda
Muto il cuore mi rimane
lontano dal prestigio di quel sogno
di incantare i demoni
e ritrovare il filo nelle notti avide
di irrequiete anime
e riportarmi come un bimbo
alle radici di conferma
plagiato dal seno di madre
Coperta scura è la notte
per spaventare altre figure
nel richiamo del vuoto loculo
che nel letto mi hai lasciato
accanto
A imperfezioni di finestre chiuse
come zitella di virtù svanite
che ingoia incontrollata rabbia
spia di luna grassa con maligno
bagliore veglia le ansie
nell'abbraccio simulato
di un fantasma che si specchia
sul sudore della faccia
Qualche rumore di motore
frusta i nervi tesi volti a stendersi
atterrisce i coltelli
dei più cupi pensieri
S'intravede il sole
come carbone che risorge dalle ceneri
per mettere la realtà alla griglia
Sento il tempo come un'alito
forzato da lunga corsa
per appannare al giorno
le pupille
Un tempo questo destino
scritto da promesse
era tra le musiche soavi
della parola....amore.....
dal volume: Voci scomode
(26/04/05)
AMORE DI LEGNO
Seppur per il Santo
nel cuore non avevo
da donare preghiera
per pessimismi
di altri consulti
attesi la processione
nel lento andare
di formiche
con passi morbidi
come su galleggiante foglia
salva da alluvione
-Osservai la folla
in compostezze
di controparte
alle malfatte
-Nel biasciato sussurrio
di preghiere
come d'incanto all'improvviso
lei mi passoò davanti
con sgomento vidi
che era lei di legno...la statua
e umano mi parve il Santo
che di sicuro ruotò a me
un'imploro al cielo
-Capii che ero un deposito
di anticaglie
e quell'amore un'icona rubata
di dorato legno
da me in custodia
lontana da ogni celeste
consenso
-Da ateo feci uno zig zag
con la mano e simulai una croce
per la gente ormai petali
di nero fiore
mosso dal vento
sulla lapide dell'amore
scritta con l'ennesimo silenzio
dal volume: Voci Scomode
(27/03/05)
PICCOLI INCANTI
Mi accontento
di piccole cose
osservare
col fiato sospeso
una colorita farfalla
in estasi
su un gelsomino
d'incanto
tra le note
del soave canto
di un unghia di piume
di un ciglio di coda
una virgola
ai grevi pensieri
che uno scricciolo
osa in grazia
donarmi
ma
c'è sempre un bastardo
col cuore muto
l'anima tetra
un occhio socchiuso
dietro un mirino
che rende polvere
e fumo
l'unico incanto
che solo
mi basta
da:Soste precarie
(23/02/05)
LASCIATE STARE LE STELLE
Lasciate stare le stelle
sono solo fiammelle
di rancori irrisolti
fermati da una coperta nera
la notte
Lasciate stare le stelle
sono tanti occhi che brillano
piangono come cani legati
che hanno perso i padroni
Ogni tanto
nel sereno che inquieta
cade una lacrima
ma qualcuno dice
è solo uno strappo di corda
di un amore tradito
per affossare un cuore
alla terra
Io stasera col naso mirato
alla luna dico la mia
ogni stella cadente non è poesia
che incoraggia gli illusi
ma un'anima ribelle
presa a calci in culo dal cielo
Lasciate stare le stelle
sono luci che bruciano
sogni di notte
spariscono come puttane
a fine compenso
ai dolori del giorno
e tu amore sei uno
dei miliardi di bagliori
d'imbroglio scoperto
e cadrai in un lampo
alla terra d'inferno
dal volume: Soste precarie
(15/02/05)
VIRGOLA BIANCA
Calcate bene questa terra
che sia piatta alle menzogne
che mi stanarono dal silenzio
per espormi al dolore
Non metteteci una rosa
e nessu fiore che sia di privilegio
alla piatta esistenza
fatta di parole e nuvole osservate
che parlavano di mondi lontani
Sarà lo stesso vento
che fece da paciere
tra i sogni che volevo
e i fantasmi di possesso
a seminare l'erba della pace
Spero da lontano
a primavera nel verde rigoglioso
come accento sul destino
o come virgola al male che provai
di vedere la tua scarpetta bianca
sul mio cuore fermo
in dono ai battiti per tuoi passi
che inutile seguì fino allo stremo
Se proprio volete discolparvi
lasciate stare croci
e scritte zuccherate
ma due righe su una pietra
nato...mai visse...quì solo giace
e non tagliate l'erba
dal volume: Soste precarie
(01/02/05)
OMBRE SUL GHIACCIO
Alberi zuccherati
al taglio di luna
calante
sul lago ghiacciato
si deforma
l'ultimo bacio
di amore supplente
Si chiude una borsa
coi ricatti del cuore
ancheggia la farsa
sotto bionda parrucca
di voce comprata
rasoio affilato
su peli di trame
Stanotte
tu non lo sai
ho violentato anche te
imprecando il tuo nome
tra pulizie di carni
nel finto calore
nevrotico ride un lampione
due morti al saluto
nell'ombra sul ghiaccio
il gioco di due anime ai vivi
.......desolato riscatto......
dal volume: Soste precarie
(29/01/05)
CARNEVALE
Nascondono
finalmente
i mille volti
che portiamo
a spasso
le maschere
Fiori tritati
a commemorare
insulti
sotto copertura
di paresi allenate
i coriandoli
Dal cielo
la neve
candida
conferma
è una sola
l'espressione
da regalare
a Dio
fiducioso
memore
alle maschere
e non ai volti
da:Soste precarie
(24/01/05)
RAZZA OPERAIA
Bulloni a ruggine
vite operaia
tra un numero e zero
anelli di conta
in distanza
tra cane e padrone
fiato tra tosse e respiro
fagioli di un piatto
al colmo di occhi
in pregio del sazio
Amori a bacchetta
anteporre la razza
a ingordigia di sfizio
nel controllo di chimica
pane lavoro
parole dosate in involucro
in appanno sul collo
sfibrato
Razza operaria
miraggi di vita
tra domeniche e messe
suggellati
a raduno di specie
e vino miccia di sogni
mirare un figlio all'elite
uno alla calca di sorte
Siamo noi
formiche di tana
la notte è paura di passo
sbagliato
il sole
un rapace
a stomaco vuoto
dal volume: Soste precarie
(13/01/05)
TSUNAMI
Forse stanco
forse arrabbiato
per la sorte
che riservarono al figlio
o solo distratto dai preparativi
del compleanno
perse d'occhio il rivale
giocoso negli inferi
bizzarro e sempre intento
a gettare scompigli
per accumulare bestemmie
confezionare sconforti
fatto sta che con impeto
diede un calcio alla palla
furioso diede i pesci alla terra
gli uomini al mare
entrambi sorpresi
con violenza morirono
nel posto sbagliato
con bocche aperte
e sorrisi di morte
in cerca di una lama
di ossigeno
Un avvoltoio col dono del volo
si lamentò per le carogne di sempre
aggrappate con unghie
alla scorza del mondo
prive di vitamine
cadono prima
per il solito pasto
di un eterno menù
privo di ogni leccornia
che a lungo andare
cede il posto alla nausea
all'indignazione
delle superstiti voci
allenate al lamento.
(02/01/05)
SCADUTA MASCHERA
Addio in disperate mani
occhi in grume sangue
e notti a divenire
in bassi cieli
stanze e lampadari
per eco di straziato canto
che il mattino per rumori
insegue A fruste di follia
che nel giorno ai raggi
brucia
Della caverna al petto
vuota in te spero memoria
per me sospeso strazio
a lenir per altre strade
l'abbandono
e nei capelli in spalle
di figure andanti
cerco flebile gioia
in somiglianze
strappate a sera
in silenziosi sputi
di finestre chiuse
su scaduta maschera
dal volume: Soste precarie
(05/01/05) |
RITORNO AL SUD
Con un pistone nel cuore
lasciano la fabbrica
per l'ambito premio
di sosta di pensione
e ritornare al cieco addio
che lasciarono
Cercano la pietra di panchina
ora tagliata dall'ombra
di un bazar
Imbaccuccati in primavera
per le ossa rotte
dalla penetrante nebbia del nord
scrutano volti amici
sotto maschere di pelle
che rendono la burla
che li sta preparando
all'ultimo spettacolo
indecente
e allora ricordano voci
ma tornano rumori arresi
al restauro
e dietro il filo d'esca
che tira l'amo verso la bacheca
dell'aldilà
che qualche figlio luciderà
ogni tanto con preghiere
Ah!..la morte...pensano
è un guinzaglio senza padroni
che ci fa fare giri strani
e poi ci libera per sempre
sfiancati in un punto fisso
da dove non possiamo
mai più....fuggire....
dal volume: Soste precarie
(29/04/05)
BUSSA LA PRIMAVERA
Passano le nuvole
fugaci
frugano birichine
tra i rami
che implorano pietà
alle gemme
Scodinzola sotto
un ruscello
che placa i ciottoli
emersi dalla piena
mentre viottoli di fango
tirano ai lati coperte
d'erba
che si fa rigogliosa
Amore
nel piccolo laghetto
dove lanciavamo sassi
per infiniti anelli
di fedeltà promesse
dorme
e a sera
un granchio di luna
lo attanaglia
per un convegno di lacrime
La primavera sta esplodendo
nell'incanto
io in ritardo su tutto
consumo l'ultimo tempo
a liberare una superstite illusione
impigliata
a un ramo secco
di rosa canina
Passerà
anche quest'ultimo incanto
su due pelli di serpente
rattrappite alla terra
che si sta magicamente
svegliando
...amore mio
da:Soste precarie
(05/03/05)
PUNTINO NERO
Piccole ossa
che non si snodano
in carne che diserta
e lacrime asciutte
evase al sole
su rantolo di bimbo
di umana sembianza
Sabbia
che diventa polvere
fumo di morte
aureola di avvoltoio
incerto
...rischio inutile
su pugno di memoria
accarezzata da mosche
avvelenate
nell'inutile ricavo
Capelli ricci
su viso cotto
afferrano
ultimo nutrimento
...prototipo di uomo
dimenticato
nel progetto
di un'amplesso
Puntino nero
aggirato o calpestato
su mappa d'Africa
d'escursioni
da:Soste precarie
(02/03/05)
SAN VALENTINO
A un tavolo
con tovaglia colorata
si siglano gli accordi
di anime
che se ne sono andate
vegliate da custodie
in compagnia di ceri rossi
in grumi di sangue secco
Rose forzate
fuori stagione
incollano occhi appesi
in sguardi di ieri
nella cornice
di un regalo
a due solitudini
sopportabili
Lucre smancerie galanti
di un cameriere
chiudono il cielo
della sera
a due stelle spente
nell'amore
ma stasera hanno brillato
d'intenzioni
San Valentino
il due novembre
di un tentativo d'amore
....consumato
oggi quattordici febbraio
commemorato
da:Soste precarie
(22/02/05)
IL CANOCCHIALE
Anni addietro
era solito nei paesi
per le famiglie cercare prestigio
in amicizie o comparato di preti
anche per mediazioni sia in terra
che in cielo
Una giovane coppia di contadini
nell'intento riuscì
e nel sorriso il riconoscimento acquisito
per lo sfogio del prestigioso blasone
compare Reverendo Don La Furfa
Ma per gentil modo e gesti suadenti
la giovane sposa fu ammaliata
dalla tunica nera che ogni giorno
inanellava parole tra diavoli e santi
e circuiva coglieva il frutto proibito
La donna cadde nel mistero di fede
un bel giorno sollevò il dubbio
al corvo di Dio del certo peccato
ma questi per dimostrare
l'errata interpretazione
promise artifici coperti dal palmo celeste
e invisibili agli occhi dell'ignaro marito
Un giorno in una primavera invadente
con profumi che incitavano estasi
la coppia al riposo nell'intervallo di fatiche nei campi
all'ombra di un cedro consumava meritato pranzo
quando d'un tratto sulla collina fiorita
alla distanza d'un tiro di schioppo
una nera inquieta figura sospetta
passeggiava, avanzava e come granchio
si ritirava all'indietro
Dopo mezzora
a riconoscimento già da tempo avvenuto
il messaggero del Padre dei Padri giunse alla coppia
con un occhio socchiuso recante un binocolo in mano
riprese fiato e tra lo sbigottimento delle due figure
fece partire raffiche di pesanti invettive
per indegno comportamento e amicizia
di fiducia abusata verso chi nel ruolo
deve fare modello
e loro invece come animali
si erano lasciati andare agli impulsi
che la stagione risveglia...l'amore selvaggio
Tutti e due con stremo di forze negarono increduli
fino a quando il contadino strappò il binocolo al prete
e si avviò alla collina mentre Don La Furfa
approfittando di tale assenza e distanza
con impeto si sciolse con la donna nei sensi
Si ricomposero col tempo dovuto
e quando giunse il marito
con violenza e stupore pestò
il malefico arnese, il canocchiale, occhio del diavolo
capace di trasfigurare le più pure realtà limpide
insultando il vegliare di Dio sui casti pensieri
Il mio poema finisce dicendo
fate attenzione ai garzoni di Dio
dal volume: Soste precarie
(13/02/05)
MEMORIE
Occhi turchini
mirano il cielo
lanciano frecce
a notti insonne
Fulmineo il tempo
affetta rughe
per crocevia e fuga
di pensieri in fiamme
L'indifferenza
divora i gesti
e studiate mimiche
in fila alla gola
cercano parole di tregua
L'amore
è un bocciolo
strozzato da fili di ragno
Il domani
è una statua di cera
decapitata
in onore di promesse
che non presero
non prenderanno
mai forma
Un lungo soffio di rabbia
due dita sugli occhi
intrappolare il dolore
unica memoria
che nessuno vuole
...da trasmettere....
dal volume: Soste precarie
(04/02/05)
AUSCHWITZ
Senza identità
sono lacrime
divorate dagli occhi
e vanno fumo al cielo
sparate da ciminiere
Valigie di solo andata
piene del rumore
del fischio di partenza
aspettano una mano
che torni dall'ossario
Nero quaderno
con segnalibro
di filo spinato
i cortili di fango
saturi di numeri
letti
dalla vergognosa storia
Una conca nella terra
una ruspa
una croce collettiva al risparmio
i fortunati
tutto quì il modesto funerale
di Dio
alle carcasse
svuotatre dai cani
per l'anima ai pasti
Il ricordo
lavato dalla pioggia
addolcito dall'erba
ormai una coda
tagliata da un'ascia
e stesa su una foto
gialla insidiata
ancora
da menzogne
dal volume: Soste precarie
(30/01/05)
MATRIMONIO DI PROVINCIA
Schiavi del tempo pagato
gli artisti percossero le note
che evasero nell'aria
come rumore di randello alla schiena
di un asino stanco, vecchio
che non ce la fa più a chiudere
con le fatiche l'ultima campagna
a un irriverente padrone
che sempre aveva inteso
per l'amore bisogna passare
prima per la tortuosa via del pane
I suoni invogliarono il vino alle gole
si allentarono i cappi dell' ornamento
e pigri sul curvo di pance stressate
giocavano il collo infiammato da canti
scorticato da parole oliate
da bicchieri rovesciati alle bocche
Gli sposi si cercarono gli occhi
e non si riconobbero
il desiderio bestiale si anteponeva
alle promesse di chiesa
di carezze e più baci che spianano lenta la
via dell'amore e bianche lenzuola
attendevano caste e curate da donne
che ormai non ricordavano loro virtù
consumate e nell'esempio
del giorno volevano ne ricordo
riviverle
Fuori i cani abbaiavano
e spartivano nella conta dei denti
le ossa che non avevano
e giocate tra piedi di bimbi
a driblare gli adulti farfuglianti alle note
nascondevano rutti
coperti da una fisarmonica zoppa
dalla tosse di un piano
dai nervi tesi di una chitarra
Nel cielo le stelle supplicavano il giorno
e il solo avvocato alla festa
voltò la schiena alla scena
affilando tra i denti un sussurro
...torneranno per chiedermi
più in là dimentichi di ogni lealtà
ad aiutarli con mio compenso
... a scannarsi
dal volume: Soste precarie
(23/01/05)
DOPING
Pedala pedala
stavolta la roulette è tua
hai l'indice nel cuore
la pallina nelle ossa
La salita è dura
come i ricordi alle spalle
ma fuggono i paesaggi
fantasmi alla luce
rotolano in discesa
Anche vento è alle spalle
e tu più veloce
dell'odore del distacco
che hai lasciato
sulle facce incredule
Il cielo è nero nella vetta
nuvole di maschere
a sorvegliare Dio
tu le bucherai
a stringergli la mano
Perdono eco le voci
frustate dal silenzio
si sprigiona la chimica
nelle ali
al delirio i consensi
che scaldano gli applausi
Domani
coi muscoli di piombo
a proteggere la gloria
chissà se potrai volare
con la sola forza
delle piume?
dal volume:Soste precarie
(19/01/05)
NIGHT 2
Bruca le ali dei pensieri
il silenzio questa notte
e volti turchini
versano vino ai demoni
ingordi degli incanti
pungono palpebre
avvezze al sonno
Il fumo brucia l'aria fresca
di intenzioni
appesantisce il sangue
che vuol giocare le emozioni
separa i globuli
per la cera ai volti
Sono le quattro del mattino
falcianti passi
guidano a dimore
carni spente
anime già cremate da finzioni
verso lenzuola
per il baro gioco
delle restanti ossa
Il sole che non ama le puttane
leccherà suoi raggi
flaggellati alle saracinesche
dello squallore masticato
per........amore...................
dal volume: Soste precarie
(10/01/05)
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