Michael Santhers

 

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ALCHIMIE

Si dissocia

dai pensieri

il sangue

lento

si coaugula

in rattrappite

carni

e silenziosa

la notte

offre denti

di stelle

a metronotti

che ignari

vigilano

l' alchimia

dei poeti

erranti

al delirio

per riposare

nella bocca

del giorno

involti

in stupro di luce

e l'ultimo eco

di versi

 

dal volume:Soste precarie
(23/12/04)


SGUARDI PECCAMINOSI

Pennellò lo sguardo
lieve sul viso
e fu assorbito
dal velluto delle gambe
mentre le ciglia continuavano
a battere al sobbalzo
del dosso dei seni

Socchiuse gli occhi
per regalare uno spiffero
di sogno all'anima
che distaccata a rimirar
le due macchie di rossore
sulle pallide mascelle
della donna
che cercò aiuto
all'impropabile scompiglio
dei capelli
per l'imbarazzo
e il peccato che non riusciva
a rifiutare e lento si espandeva
in un sudore freddo

Le bocche cercavano parole
rapite dai cuori
che macinavano in respiri
mentre lunghi segreti e silenzi
chiedevano il riscatto
nel saldarsi dei corpi
ossidati di immagini
mai adoperate a ripulir le ansie

Il silenzio di due follie che
volevano dormire avvinghiate
allertò le lingue ormai due spade
nel desiderio di annodarsi
incorniciate da due bocche
che invocavano il buio
di incollarsi per spegnere
le fiamme dell'amore

La donna corse
con le mani al petto
per addomesticare il seno
che pretendeva il tatto di mani diverse
le gambe sciolsero le briglie
e resero imperfetto il buio
triangolo della gonna
che lasciò intravedere
un lembo di seta
l'ultimo baluardo di difesa
del mistero che voleva aprirsi
all'accoglienza di un maturo frutto

Lo squillo del telefono
suonò il gong
di una realta' diversa
le anime si ricomposero
per sfidare i desideri
dell'etica e dei doveri di mestieri
coniugali.

dal volume: Soste precarie
(15/12/04)

ESTASI D'OMBRE

L'ombra del corpo
sul muro
lenta
come stremato
assassino al riposo
di luna tagliata
da nuvole fugaci
leggera
scuoti la testa
e come piume
di angeli
in estasi
i tuoi lunghi capelli
sfiorano
i turgidi seni
e in ausilio
le mani sottili
si offrono coppe
all'invisibile nettare
mentre il coltello
di lingua
separa le labbra
rosa che schiude
sul quadro
di solitudine

Un tuo gemito scuote
i miei occhi di brace
imbalsamati al sielnzio
il velo di tenda
separa due corpi
con bisogno d'amore
che esplodono
abbracciati
a se stessi
all'ombra
di luce soffusa
e corrono a specchi
a ripulire
la disperazione
esausta
appagata.

dal volume: Soste precarie
(13/12/04)
 

ATMOSFERE VISTE CON OCCHI DIVERSI

 

Pendono le esche

tra luci di raggiri

e figli di alberi

che sudano al caldo

pregano a più mani

tra violenti colori

mai visti

in nessuna stagione

 

Si affacciano

fuori le commesse

a rimirar gli addobbi

con tacchi a spillo

piantano chiodi

nella neve

per fermare certezze

precarie

e liberano sogni

per mari lontani

 

Bianche caramelle

bombardano

facce turchine

tagliate dalla bora

tra il suono di cornamuse

che coprono lo scricchiolare

delle ossa dei poveri

mosche in cerca di fessure

ladri di giorni

per scommesse

a voler vincere

un impropabile

nera primavera
 

dal volume :  Soste precarie
(11/12/04)

 

SU UN FOGLIO
 

Stasera

stendo la vita

su un foglio di carta

trafiggo l'anima

e la coloro di inchiostro

metterò in ogni parola

un lembo di cuore

avariato di insulti

lo seccherò col silenzio

che mi diedero indietro

le pene d'amore

tra l'ilarità di chi vide

il mio sangue

spegnere gli occhi

mettere le radici

del tempo sul volto

di un apparente sereno

provo a fermare

in questa penna

che sputa veleno

le follie che mi misero fretta

i roventi carboni dell'ansia

ma vedo nel calco

di questa bianca pianura

l'anemia di vite

molli memorie di acqua

col volto di ieri

che non si somigliano più

e nulla...possono darmi

a voi lettori il sogno

di rifarci un destino

da inseguire col vostro


dal volume:Soste precarie

(29//11/04)

 

TI VEDO PASSARE
 

Ti vedo passare

dico all'anima

di aggiustarmi

la faccia

ma un biancore

sul viso

mette a nudo

il dolore

e il cuore

chiede un bastone

per stare dietro

al respiro

mentre sento

le fitte del pugnale

dei passi

Ti dilegui

e insulto

la nera mente

e dico

ma è giusto

portare una figura

nell'anima

che non mi paga

uno sguardo di affitto?

...risponde

è nel sogno

che ognuno

trova le ali

negli statici pensieri


dal volume:Soste precarie
(28 /11/04)
 

L'ASFALTO

 

L'asfalto

divora le luci

e immobile 

al solletico

di foglie

che cercano

fermagli

di pace

 

Chiude gli occhi

sbieghi

sulla cotica

graffiata

dagli stupri

del giorno

 

Tra insolvense

di parole

vane

dietro insulti

che hai lasciato

Si ravviva

ai tuoi aghi

sotto i piedi

che reggono gambe

che trasportano

ricotta

 

Tende la mano

al vicolo

che ti riporta

al guscio

dove gelerai

per sempre

i diamanti

del pianto

 

Amore

di poche ore

di animali impulsi

l'asfalto è stanco

di offrire il dorso

come banco

di macello

e la compra

dell'anima

 

Riprenditi

il tuo volto

a pezzi

nei gelidi cuori

e di giorno

quel nero sarà

lieto tappeto

di colori

che ti riporterà

al sorriso

 

dal volume:Soste precarie

(24/11/04 )
 

CARNE

 

Carne da coltivare

e dissetata

negli specchi

riscaldando

il ghiaccio degli occhi

 

Scambio di carne

nei corpi

per continuarci

per allungare la memoria

consegnare il bottino

alle somiglianze

che vediamo solo noi

e spesso violentiamo

perchè hanno disobbedito

con identità diverse

 

Carne

da lavoro

da sfruttare

da macello

da sessso

da mangiare

condita di preghiere

 

Carne fotografata

da ricordare

da impressionare

 

Poi un'ostia

un calice sollevato

si avalla la sordità

ma l'agnello bela

di dolore

al richiamo di madre

è solo difesa dicono

non ha anima

come il nemico

...ancora carne

sdoganata per le fauci

 

Carne marcia

nella terra

con l'anestesia

di filosofie e preghiere

 

Nella guerra del seme

ancora morti

un 'eroe nelle carne

ci continuerà

uno nella polvere

forse ci darà una patria

e nel cielo il sogno

di vedere le ossa volare.
 

dal volume:Soste precarie
(19/11/04)


SOGNO ZOPPO

Sfugge la donna mia
dal mosaico dei ricordi
costruiti dalla mente confusa
un nero capello si impiglia
al dente superstite nell'ultima
morsa del seno

La vedo andare via
con la bilancia nelle mani
pesa il dolore e quello che
le ho dato e dice amore mio
hai avuto paura di sorridere
per la paura di perdermi
e io ho finto bene
con le ali spezzate
c'era troppa disparità
tra chi costruisce un sogno
a terra e chi viene dalle nuvole
a cercare un punto fermo

Raccolgo gli occhi tristi
dei miei guai che mi fanno
il verso con l'ombra sui muri
e dico maledetto
è arbitro imparziale questo vino
doveva coprire il pianto
ma è lui stesso che ha preso
la via delle lacrime

Una mano comandata
da un volto indefinito
mi dice è l'ora di pagare
l'ozio del cuore su cui
ti sei adagiato,era da troppo tempo
che coltivavi una carcassa
con la tua sola anima
è inutile far finta ch'io ritorni
in un posto dove non sono mai stata
e che tu chiamavi .amore.....

Mi sveglia l'eco di un rumore
è il treno del sogno
che forse per rispetto
ha preferito dileguarsi sulla terra
lontano dalla via del cielo
o solo zoppo.. non poteva volare..
 

dal volume:Soste precarie
(17/11/04)


UN POVERO CANE

Oggi mi sento
un povero cane
che tante volte
ha fiutato, scansato
il bastone
ma conservo
negli occhi
indelebili
le minacce
dei vicoli

Chiedo agli insetti
di sparecchiare
la tavola
ormai il pasto
è arrivato alle ossa
e io devo ancora
parlare

Spesso i passanti
nel gioco di pietre
hanno riso
al mio passo veloce
al mio sangue perduto
in buffi disegni
ma qualche volta
al ringhiare
per mia estrema difesa
vigliacchi
senza il sostegno
del pubblico amico
hanno preso volentieri
il mio ruolo
sbalorditi
nell'impreco
nel rasento dei muri
e io li ho derisi
e solito fare
delle cosiddette
umane figure
esternare coraggio
nelle corrotte vittorie
dell'impari lotta
con armi e in molti
contro uno solo
sorpreso
per non aver fatto
a nessuno...del male

dal volume:Soste precarie
(14/11/04)

PICCOLI PAESI

Facce stravolte
con salive
che si difendono
alle gole
guardano donne
che si pongono
esche
su tacchi a spillo
in equilibri sicuri
veloci
meteore
di roventi ricordi
che esploderanno
tra recinti di mura
per gabbie di vite
col nome spregevole
che la pronuncia
accartoccia la pelle
buca il cervello
per l'evasione
dei sogni
.....condominio....

Sono serate
di alveari frustati
piccoli paesi
che riempiono noie
col mestiere d'illusi
e sproloqui
divorano
anime in pena
tra fioche luci
di piazze
che addomesticano
belve a caccia di cuori
evasi dall'immaginazione
finiti in un film
o stesi sotto il peso
degli occhi
Su un giornale illustrato

Una campana
col metallo corrotto
è il gong che sbaraglia
le vite per vicoli
in numeri
che tutti leggono
come zero assoluto
da riempire
....domani............

dal volume:Soste precarie
(13/11/04)

 

GENNAIO

Il gelo
nella notte
paralizza
le smorfie
dei lampioni
avvolge i respiri
che muoiono
per un argento
sulle orme
verso il rintano
degli zombi
in gennaio

Negli abbracci
gli amori
sommano il calore
mentre il figlio
che venne da lontano
prosegue a piedi nudi
la sua fuga
millenaria

A illusorio prezzo
si offrono al destino
si reclamizzano
al silenzio
in grossi pacchi
già svuotati
prototipi di vite
che non avranno
seguito

Fendente nella notte
l'urlo di una vergine
sigilla il piacere
nell'amibito calcolo
dei sensi da sommare
ai privilegi del lungo
domani

Inutile il barlume
di stelle per sciogliere
il muro congelato
tra altri corpi
nella repulsione
occultata al falco
del giudizio

Sulla neve
arabesche
scie di sangue
anime fuggite
degli amori
...stecchiti
attendono
le fauci dei lupi

dal volume:Soste precarie
(11/11/04)


INVERNO

Si mimetizzano
le vite col silenzio
e il sole
sbiego occhio
di misteri coltivati
coperto e lontano
da nere nuvole
di malumori
perde l'ultimo calore
per anime già fredde
di disprezzi furviati
dal prestigio
di improvvise frette
lontane da insidie
di memorie
che è meglio non avere

Fiocchi di neve
farfalle che si posano
su piante già spolpate
appianeranno i fossi
di vite già adagiate
per il bianco manto
di finte misere uguaglianze
che al disgelo
estorceranno farse
di pietà

La notte nera si poserà
sul bianco manto e il latrare
dei cani dirà addio
ai cuori spenti
vissuti negli incondivisi
...... estremi...........
di eroi che finalmente
non danno più fastidio
al bon ton dei passanti

dal volume:Soste precarie
(8/11/04)

 

DECENZA

 

Il tempo

mago pirata

domatore fasullo

di ansie

questo nulla

invisibile

che materializziamo

col dolore

e lo giochiamo

nelle attese

amore

per farci del male

mentre ci guardiamo

il sangue che non esce

e volgiamo gli occhi

al cielo del Dio

che ci hanno insegnato

senza crederci

ma non si sa mai

è meglio non avere prove

la coscienza è variabile

nel dimenticare

nel pentirsi

e i giorni sono una spugna

sul viso corrotto dalle smorfie

che ci sono servite

per assorbire gli inganni

per ripartire dritti

verso dove già credevamo

di essere

 

Una ruga sul viso

si offre trincea

per fermare i morti risorti

i vivi che non se la sentono

....di continuare.....

mentre i ricordi

sono cadaveri nella moviola

nella memoria che si serve

appunto del tempo

per la lunghezza dei passi

 

Sai amore

in ogni secondo che passa

non siamo più noi

abbiamo già a portata di mano

il pensiero di come eravamo

e davanti il certo traguardo

che preferiremmo fare all'indietro

ma possiamo solo arrivare

meno sfiancati

con una presenza

magari

......decente.........

 

dal volume:Soste precarie
(31/10/04)


DISINCANTO

Nella pausa
di una nuvola
una stella 
affettò la notte
tracciò un sentiero
interruppe i tentacoli
del dolore
coperto dal miagolio
dei gatti
che nell'amore
si salutavano
per gli agi
della solitudine

Puntai una luce
e un camino
che nello sparo dei fumi
alleggeriva le abitudini
di apatiche convivenze
lo capìi dai vortici
sospinti dai respiri di noia
distanti dall'anima
di lì a poco pronta
a congelarsi per l'inverno

Quando entrai
vidi la donna
che un tempo tra smancerie
chiamai amore
non rendersi conto
che tornavo dal buio
a cui avevo ceduto
qualche follia

Con la testa
fece un assenso
nel silenzio
e tra i piedi rotolò
l'abbraccio di due vite
col futuro
nei ricordi di ieri

dal volume:Soste precarie
(28/10/04)
 

 

 
31 DICEMBRE

Bevo
come un cane
a fine corsa
arreso a una lepre

Guardo il cielo
pieno di carboni accesi
che circondano
una falce senza manico
la luna
ormai priva di misteri
con le sue favole sbranate
dalle verità
..è mezzo occhio di un pirata
che baratta il bottino
di elettriche coscinenze
e illumina i miei rancori
rovesciati sul dorso
di parole senza senso
mentre l'orologio
con due lancette
in un amplesso
sul numero dodici
compiacente
fa da letto al tempo

Mille spari
frantumano l'esilio
dei timpani
si spezzano i sogni
appena costruiti nel disagio
e mi saluta il vino
in mille spruzzi scuri
accolti nella placenta
delle tenebre

Un altro anno
fa da ponte
al mio cadavere ambulante
che barcamenandosi va
verso il non ritorno

dal volume: Soste precarie
(29/12/04)

GUARDATELI

Guardateli
son loro
sembrano prototipi
di vino e ossa
usciti da un capriccio
borse sotto gli occhi
faccia da asfalto
mal riuscito
si oppongono al vento
misto di richiami
e scosse a labili lamenti
ingombre permanenze

Sono loro
chiodi arrugginiti
in ruderi da depredare
finestre di fango
dove sguazza l'ultima coda
della storia

Sono archivi di anni
ammassati nel progresso
postini di una misera pensione
per costruire un loculo
possibilmente in alto
lontano da una zampa di cane

Guardateli
sono uno specchio baro
che ci riflette nel misero
domani
e chissà se troveremo posto
di fronte a loro
per poterci finalmente
guardare a occhi pari

dal volume: Soste precarie
(26/12/04)

 

PREGHIERA DI UN DANNATO

Fuggito al cielo
dagli uomini
vivi nel ricordo scritto
cimelio di turpiloqui
bestemmie
di rancori sottaciuti
faro di ipocrisie
per sgrassare peccati
padre di cieli viziati
in nuvole e vento il tuo fiato
di tosse per spazzare
microbi residui
in melmosa terra
che appartiene al silezio
ma erutta malesseri
di maschere e cani
istruiti all'inganno
e puttane che ingoiano carne
sputano semi
vitalizzano corpi
liberati in destini
giocati a roulette
..padre
fatti sentire
col sibilìo di falce
che taglia il male
di sempre
assoldato dagli occhi
che hanno bisogno
di esempi
e oliare
un arrugginito rosario
giocato in unica mano
mentre l'altra
prestigia a rubare
le voci del pianto
dei più umili figli
...pensaci oh! padre
già troppo il silenzio
.....sprecato.........

dal volume: Soste precarie
(21/12/04)
 

ANIME GEMELLE

Abbiamo ingoiato i volti
a denti stretti
con saliva di vendetta
e ce li teniamo stretti
nelle camere buie
dei nostri igloo
a meta strada
tra cuore e coscienza

Sai amore siamo uguali
e non entriamo nella stessa faccia
di medaglia
e nella croce ci sono
le nostre battaglie
le frecce alle spalle
il feroce sangue dell'orgoglio
l'argento cerchio di stelle
che abbiamo mirato
nelle notti insonne
il tutto in una mano
per mercanzie di pietà false

I vitrei occhi lucidati dall'odio
pieni del male
che ci siamo fatti
e mai abbastanza
per il colpo mortale della resa
fino al respiro stremato di pietà
estorcerla con voce amara
col pianto che sgorga
come veleno di vipera
che stende i nervi alla preda
tra mille sorrisi di primavera
mille canti di risvegli
e poi chiedere perdono per l'offesa
con la cera sciolta sui visi
con mani tremanti
in un abbraccio forte
nella finta repulsione di corpi
nel divincolarsi inutile
tra un amore di catene
nel perenne rogo di follie
che ci siamo inflitti
potevamo risparmiarci
di ucciderci alle spalle
bastava torcere il pugnale
nel cuore di noi stessi
per uccidere anche l'altro
...amore mio....................
quanto strazio per ritrovarci


dal volume: Soste precarie
(18/12/04)
 

USCI DI STELLE

E' notte
faccio il giro
tra gli usci
delle stelle
non entro
ad occhi aperti

Clandestina
al sole
la verità
non brucia
chiede
droga
ai mostri
dell'anima
mentre
le bestemmie
fanno il tiro
al bersaglio
ai deliri

Lento
parte un sogno
finalmente
posso morire
a occhi chiusi
col tempo
che firma
sul viso
il nulla eterno

Si flagella
sulla carne
tesa
la tua inutile
vittoria
malvagio
amore mio
che non ti sei
concesso
per finta
nemmeno
tra il ventre
innocuo
delle stelle

dal volume: Soste precarie
(14/12/04)
 

TUTTO E' PRECARIO

 

Ci voltiamo indietro

e vediamo il filo

del nostro equilibrismo

su cui abbiamo camminato

con le intenzioni al cielo

e lo sguardo smarrito

al baratro

 

Quel filo

ora è una corda di massaia

per stendere i nostri panni

delle tante recite

e che non indossiamo più

scoloriti dal dolore

vuoti di ogni gioia

troppo stretti per quello che siamo

vuoti di tutto ciò che fummo

 

Gli amori

non guardano più

le nostre piume di pavone

e sono orologi sbilanciati

stanchi di affettare il tempo

girano la schiena

per il dorso lucidato dal polso

per qualche riflesso di lucido

specchio di ripugnanza

 

Il cuore

ormai è una stalla vuota

dove l'unica traccia

degli animali che fummo

sono escrementi amalgamati

alla terra di carestia

per le ultime mosche

 

Rimarrà qualche volto descritto

in vortici di nebulose memorie

in ambulanti precarie carcasse

ma un tempo narcisi

mai si donarono

all'amore degli altri


dal volume:Soste precarie
(12/12/04)
 

GIUSTIZIA DI MORTE

Occhi nel nulla
staccati dall'anima
che sussulta
alle urla raschiate
alla gola dal vento secco
che ruba le lacrime
E' un uomo in vita
col cuore già morto
con la faccia già lapide
con epitaffi di inventive
di gente tranquilla
Pende un cerchio
di corda che penzola vuoto
ai preparativi inclini
alla forma della legalità
sempre pronta a porre rimedio
allo sconfino con danni
della pecora nera
che belerà per l'ultima volta
E' una spugna lo sguardo
di un uomo che muore
nasconde ogni coscienza
amalgama ogni rimorso
che uscirà unico sputo
dove di ognuno ogni colpa
si fonde si mischia
e Dio avrà un unico male
da dividere in pene leggere
Col riuto di raccomandare
la nefasta anima al limbo
un pennello di ferro
muove il sipario del gesto
che scorre tra pioggia
addolcita tra parole di fede
Tornano a casa col sollievo
del male estirpato
ma col terrore che quello sbaglio
a portata di mano è in ognuno di noi
gli stessi che hanno azzerato
l'umana pietà
e nella notte tra il ricordo che viene
e il sogno come un fungo al rimorso
molti urleranno...era una vita
che si poteva salvare
e soltanto punire
...si nostro figlio
non conosciamo il cammino
ma di certo se sbaglia o confuso
il suo cuore si fermerà
sotto un pollice puntato alla terra.

dal volume: Soste precarie
(25/11/04)


INDIFFERENZA
 

 

Quel tuo sorriso

che vidi

come stella

nelle tenebre

della mia anima

ora mi appare

come rissa di denti

per sfuggire

a ruggine di bocca

e porsi mendicanti

di poco sollievo

per la luce

del mio sguardo

vitreo

gelido

indifferente

che ha impiccato

anche il ricordo

che voleva

chiamarti

l'ultima volta

.......amore..........

quel tempo

è negli anni

del dolore

che ti cancellò

per sempre

dalla lavagna

degli occhi.
 

dal volume:Soste precarie
(22/11/04)

 

 

GREVI PENSIERI

La mente
eiacula
pensieri
assetati
impazziti d'amore
terrorizzati
e come uccelli
in coriandoli di piume
sfuggiti ai fucili
che nello stremo
diffidano
di ogni sosta
apparente
tranquilla
dove potrebbe
consumarsi
l'agguato
e volano..volano
nel destino del vento
dove la paura
si perde,si placa
ma il cervello
per i suoi figli bizzarri
che evadono
dalle morse dell'anima
muta e ferita
per finire
al linciaggio di occhi
di bocche
qualche volte
per riportarli al decoro
salvarli
guida una mano tremante
alla tempia
per sopprimere
i ribelli deliri

Ah!... basterebbe
anche solo uno sguardo
della donna che ami
e vedresti
un fiore di loto
indenne alla piena del fiume
una foglia danzante
coi colori d'autunno
ridare colore
e profumo
ai malsani cupi pensieri

dal volume:Soste precarie
(16/11/04)

 

ANONIMO

 Sono io

ambulante mediocrità

che espongo il viso

ai vostri occhi

per scorgervi un domani

ma vedo nel nebuloso

riflesso

la nera ombra

che mi ritorna carica

del disturbo dell'ingombro

ed è già qualcosa

mi riconferma seppur precaria

e inutile l'esistenza

 

Sono ancora io

quello spicciolo di scambio

che fa comodo nella conta

e quel nulla da sottrarre

a ogni gloria

 

Sono io quel puntino nero

visto dall'alto

atomo di inchiostro

per scrivere la vostra parola

popolo

...sott'inteso consenso....

 

Sono io quel bicchiere

trasparente vuoto a perdere

da riempire e svuotare

per la l'infinita sete della storia

 

Sarò io

quella croce senza nome

seminata nella terra

tra miliardi di anonimi

nel sogno

per una lotteria di reperti

per la carezza di un pennello

poi tra la luce di una bacheca

per non finire in una colata di cemento

sotto i vizi dei vivi

per un palazzo che non può

interrompere il progresso

nel silenzioso imperturbabile

lento cammino

..........della storia...............

che divora gli anonimi

 

dal volume:Soste precarie

(10/11/04)


PASSEGGIATA D'AUTUNNO

Improvviso
il vento
rompe
il mistico
silenzio
di solitudini
che hanno espulso
occhi falsi
all'anima stanca
del plagio
di follie
per normalità
negate

Cercano i piedi
imbevuti di rugiada
sulla pelle umida
del cadavere delle foglie
la morbida pace

Argenteo
come limbo
per morti prematuri
il mondo mi appare
sotto il pennello
delle lacrime
di stelle
arse nella luce
delle verità

Fradice le scarpe
aprono la bocca
alle foglie
sotto alberi
finiti di spennare
dai rumori
 

dal volume:Soste precarie
(7/11/04)
 

METROPOLI

 

La notte

leggera

spugna

di respiri

e di agonie

di sogni

impigliati

a memorie

sature

di odio

e violenze

camuffate

in galatei

di regime

si nutre

del frenetico

calvario

dei dannati

offre

nero sfondo

del mercato

del sesso

con ulcere

di copertoni

che bruciano

nel cielo

rovesciato

del Dio zoppo

evidente

il denaro

nel fruscìo

artificiale vento

di inganni

che lustra

le follie

ambite

nel giorno

da mediocri

passanti

saturi

di qualunquismo

di noia

letale

ad ambizioni

arrostite

dall'enorme occhio

del sole 

che espande

i raggi

come grumi

di sangue infetto

per le vene

di metropoli

nel sordo orecchio

delle tetre

coscienze

insensibili

alla luce

dei sorrisi

dei volti artificiali
 

dal volume:Soste precarie

 (6/11/04)


GELOSIA

Chiede perdono
il sangue
che si ferma
succube dei dubbi

La luce illumina
l'inferno nelle tenebre
della mente
mentre il respiro
accelera la solitudine
del pensiero in fiamme

Atti insulsi
come acrobati
si appendono
alle traiettorie degli occhi
giocano con gli anelli
conficcati al cuore

Come cipria il dolore
per asciugare le mani
dei ladri
nella presa del destino
che ci stanno per sempre
....portando via.....
sensazioni o verità...??..


dal volume:Soste precarie
(4/11/04)

 

SAGOME

Si scrutano gli amori
nella paura del rifiuto
e il silenzio atomica dell'anima
disintegra certezze
mentre un gabbiano
gli riporta il cuore
che avevano liberato
per incatenarlo ai dubbi

C'è violenza negli sguardi
ognuno per entrare
nel ventre dell'altro
ma le figure vedono un estraneo
armato di segreti
complici di oscuri pensieri

Servirà la notte
ad allentare le difese
tra incubi agguerriti
sconfitti da una mano gentile
e un bacio che morde
la propria lingua

Le mura sature di inganni
faranno un applauso
al coraggio del risveglio
davanti a uno specchio
che incanta i difetti

Giorno dopo giorno
si accantonano le teste
estirpate dalle strade
per il gioco nel buio
nell'ndomita coscienza
nutrita dal ricordo
di un amore suicida
.......nell'orgoglio...........
di due sagome

dal volume: Soste precarie
(3/11/04)

 

INDOMITI

Salutano
il cielo
i cipressi
nella veglia
superba
ai morti
adagiati
nell'inquadramento
che rifiutarono
in vita
ora
indomiti
stanchi
nel silenzio
plagiato dal tempo
si scambiano
coi volti
ancora deturpati
su foto scelte
lampi invisibili
di preghiere
e mendicano
nell'infinito
suppliche
per restare
lontano
dai vivi
nel semplice
....eterno riposo....
indomiti
alla corruzione
del perdono

dal volume:Soste precarie

(2/11/04)
 

LUNEDI'

Gli operai
ripresero il tentativo
di ridare la pelle
ai palazzi

Nel lunedì
apparve lo squallore
dei balconi
coi mancati affacci
di vite su misura

Per strada
i passanti
tra gli intrighi
scontati
per non tornare a casa
si aggiustavano la faccia
nelle vetrine
che rendevano cadaveri

Aveva capito tutto
la ragazza punk
che gonfiava una gomma
Americana
in quel lunedì
che era solo un numero
deciso
da chi aveva voluto dare
un valore al tempo

dal volume:Soste precarie
(28/10/04)

 

CLOCHARD

Gallerie
nel vento
nell'unica pelle
senza muta
che si son dati
...i vestiti....
tracce di storia
scritte da un dito
nel fango
brandelli di vita
fuori da sguardi
fastidio di passi
che li driblano
al pari
di escrementi
di cani

Mani protese
mezze croci
mancanti
del verticale
di legno
per il dritto riposo
al curvo di schiena
stanco sostegno
d'un capo
chino in un piatto
dove qualcuno
sputa un dente
di ferro
e dice a Dio
metti una tacca
al male che perdo

Raccolgono
stremi di forze
per la notte
arena 
per la contesa
di volpi
di cani
alla fruga
di un pasto
schiacciato e perso
ai lati da bocche
stanche di masticare
nell'ozio
del sazio

dal volume:Soste precarie
(23/10/04)