Giorgio Alessandro Bonnin

 

 

Storiella canadese



Era un bel pomeriggio d'Agosto,e correva l'anno 1993.
Stavo passeggiando per la via principale di Orillia,una graziosa cittadina di 29.000 abitanti (così recitava il cartello di benvenuto posto all'ingresso dell'abitato), a circa 150 km. nord di Toronto, sulle rive del lago Simcoe.
Anche Orillia, come altri centri che ho avuto il piacere di visitare in quell'angolo di Canada, era costruita "a misura d'uomo", con ampi spazi verdi,giardini ben curati,larghi viali alberati.
Alla mia destra, un susseguirsi di graziose casette, con relativo giardino,e, sul lato opposto, la chiesa cattolica e l' "opera house", il teatro dell'opera.
Ad un certo punto, la mia attenzione viene attratta dal rumore di brusche frenate sull'asfalto; alzo gli occhi, ed effettivamente vedo alcune auto ferme sulla strada, benchè il semaforo indicasse il "verde".
Incuriosito, mi avvicino all'incrocio, e il...mistero è svelato; un piccolo scoiattolo, senza alcuna fretta, stava attraversando senza, ovviamente, preoccuparsi del semaforo rosso...
Non so se in seguito questo roditore venne poi "multato" da qualche solerte "giubba rossa", ma, sicuramente, capii che la sua grande fortuna era quella di essere "cittadino" del civilissimo Canada.
Francamente, non so se in altri siti e luoghi di mia conoscenza, quella bestiola avrebbe salvato...la pelliccia... 


Oft In The Stilly Nigthy



Fu un'improvvisa voglia di birra a farmi varcare la soglia del "Triangle Irish pub" quella sera.
L'arredamento era in legno, e trasudava fragranze di orzo e di luppolo.
Una giovane donna dai capelli rossi, con un simpatico sorriso adagiato su un prato di lentiggini,depose sul mio tavolo un enorme, profumatissimo boccale di "Guinnes", nel quale mi tuffai con lo stesso entusiasmo di un giovane che fa l'amore per la prima volta.
Poco dopo, la donna, che, seppi più tardi,si chiamava Melody,si accostò al mio tavolo, chiedendomi se non mi fosse dispiaciuto che, di fronte a me, avesse preso posto "fratello Roddy". D'istinto, risposi affermativamente, anche perché in quel locale non conoscevo nessuno, tanto meno Roddy "the brother".
Poi lo vidi; si alzò lentamente da un'altro tavolo, e, boccale di birra in una mano,piatto di fagioli e pancetta,dall'altra,si sistemò di fronte a me.
Ad occhio e croce, cento chili di...Irlanda, sormontati da due chiazze d'azzurro intenso, in una selva di barba color grano.
-...pensavo tu fossi inglese- mi disse,-...in fondo è meglio così...anche perchè sarebbe la prima volta che un inglese mette piede qui dentro...-
Mi spiegò che lui di solito siede a questo tavolo, che gli altri non gli piacciono, ma poiché era già occupato da un sconosciuto (cioè da me!) mi fece chiedere da Melody se poteva accomodarsi. Perché, mi disse, lui si considerava persona educata, anche se faceva il macellaio, categoria che dalle sue parti (chissà perché?) non godeva di buona nomèa in fatto di educazione(!?)
Non osavo sorridere, perché "fratello" Roddy mi raccontava queste stramberie,sparandomi dritto negli occhi quel suo sguardo di fiordaliso.
Ad un certo punto, una piccola "band", posta sull'altro lato del locale, attacca "Oft in the stilly night", una dolcissima ballata popolare irlandese. Il gruppo canta in Gaelico, e, uno per uno, tutti i presenti si alzano in piedi e si mettono a cantare a loro volta.
"Fratello" Roddy mi da una gran pacca sulla spalla,e mi dice:-...canta anche per me...(come se conoscessi il Gaelico!)...io devo scappare, altrimenti mi metto a piangere...- E scomparve.
Uscendo, Melody mi chiese come stavo.-...Roddy? Non preoccuparti,fa così tutte le volte... Torna a trovarci...-
La stranezza di questo episodio non è costituita tanto dal mio balzano interlocutore, ma dal fatto che quella sera d'Estate del '94 non mi trovavo sull'"Isola di smeraldo", ma su un'altra molto lontana dall'Irlanda. Ero in una località detta "Playa del Ingles", in pieno oceano Atlantico, sull'isola di Gran Canaria...



Disavventure…tropicali_



In un caldo mattino d'Estate del '96, stavo passeggiando,con la famiglia, per le vie di Puerto Plata, la seconda città della Repubblica Dominicana, per fare un po' di spesa per il pranzo.
Giungemmo nei pressi di un piccolo negozio, dove già altre volte avevamo acquistato degli ottimi frutti di mare, e dissi a mia moglie e a mio figlio che li avrei aspettati fuori mentre facevano le compere.
Proprio lì vicino, in una zona d'ombra, c'era un ragazzina di colore,poco più d'una bambina, in piedi, vicino a un palo dell'illuminazione di colore verde.
Si avvicina un giovane con il motorino, parlano,poi lei sale dietro di lui, e se ne vanno...
Io resto in attesa,vicino al palo, quando mi si avvicina un nero a bordo di una "vespa", mi fa l'occhiolino, e mi dice: "...vamonos?"Al mio cenno di diniego, di allontana di un centinaio di metri, poi si ferma ad osservarmi.
Senonché, poco dopo, la scena si ripete con altri tre, a bordo di un motorino.
A questo punto, mi allontano ed entro anch'o nel negozio.
In quella zona, alcune persone provviste di mezzo di locomozione,si offrono, dietro compenso, a scarrozzare i turisti in giro per mostrare loro le cose interessanti del luogo.
Già, pensai, ma allora perché costoro, al mio cenno di diniego si sono allontanati subito, senza insistere, come fanno di solito quelle "guide" improvvisate? E perché farmi l'occhiolino?
Mentre raggiungevo il luogo dove avevo parcheggiato l'auto,mi fermai da Julio, un ragazzo con il quale avevamo fatto amicizia,che gestiva un chiosco di frutta e verdura,
e gli raccontai l'episodio.
E costui, piegato in due dalle risate, mi spiegò che il palo verde accanto al quale avevo sostato aspettando i miei familiari, da quelle parti era chiamato " el palo del amor";in buona sostanza, chiunque sostasse presso quel palo, era persona che si...prostituiva!
Giunto nel nostro appartamento di Playa Dorada, mi osservai bene allo specchio, ma, con tutta la buona volontà e fantasia, non riuscii a cogliere alcunché di "sexy" nell'immagine che lo specchio mi proponeva.
Mah, valli un po' a capire questi Dominicani...