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CORAGGIO
Io spero
che la vita vi sorrida.
Io spero
che la vita vi abbracci.
Io spero
che la vita
non vi deluda.
Lo so che l’ombra lunga
scomparirà dietro una siepe,
sarà risucchiata
dal buio della notte.
Spero che il mio alito vi sia vicino,
sempre,
nelle lunghe nottate della vita,
nelle felicità che vi arrideranno
e vi confonderanno
o nei dolori
che appesantiranno l’animo vostro.
Vi guarderò in silenzio,
da lontano,
pronto a soccorrervi
nei momenti dell’affanno,
dell’ansia,
dello sconforto.
Sarà la mia voce,
confusa tra le nuvole,
che vi sussurrerà
con forza e con amore:
coraggio.
ESPERIENZA
Che cosa farei,
se non avessi più nulla da fare,
a cosa pensare?
E i pensieri corrono sempre,
ignari all’incuria di tanti,
che certo non sanno,
alcun affanno non hanno.
E tu soffri in silenzio.
Vorresti una strada asfaltata,
che liscia scorresse,
senza buche o cunette,
ne curve, ne dossi,
ne tratti scoscesi.
E vedi d’un tratto dei sassi,
che un giorno avevi levato,
ancora rimessi al solito posto.
E curvi, e salti, e sbalzi.
Invano pulisci la via,
e inviti la gente
a evitare gli inutili errori
d’un tempo,
ché un prezzo sì alto
diversi han pagato.
A nulla mai serve la vecchia lezione.
Cocciuto ripercorri ancora la via
che porta, comunque, al traguardo finale,
lo stesso, che ha un prezzo ancor alto,
dovuto al solito errore banale.
PER AMOR FARO' TUTTO
Lo avverto, la sera,
seduti quasi in penombra
a guardar la TV
che rimbomba.
Ogni tanto la mano mi prendi:
la carezzi;
ed io guardo lontano.
Se rinasco
lotterò per amore,
non m'importa del bello
o del brutto:
per avere il mio amore
farò certo di tutto.
VECCHIO FRANTOIO
Quel rumore assordante
ricordo a volte,
di notte.
Le lucerne frignano a tratti,
scoppiettano invano.
L'acre odor del frantoio
invade il vecchio rione,
pizzica ancora l'olfatto,
viscido al tatto.
Il pane croccante di grano,
da poco sfornato,
assaporo
inzuppato nell'olio
appena spremuto,
che profuma ancora di buono,
e lascia in bocca
un sapore di olive
da poco raccolte
e profumo di zolle
e di dura fatica.
Danzano avvinte
le rudi ruote di pietra
e stridono, e pressano, e schiacciano.
La musica è sempre la stessa:
un vecchio motore che gira,
che inceppa, che scoppia,
confuso all’urlo di vecchi e garzoni,
di rozzi padroni.
Immagini perse
nel buio del tempo,
battute e risate
lasciate lontano
e tanta fatica
che aspetta d’essere ancora pagata,
piegata nel cuore,
impressa sui volti anneriti
di gente lontana
di cui resta appena un ricordo,
lontano,
rinchiuso nel fondo del cuore.
FUGA D’AMORE
Son fuggito per amore,
ho strappato via il mio cuore,
la mia mente ho sotterrato,
giù in Calabria,
sopra un prato.
Su quel prato ero sdraiato
e le rondini guardavo
su, nel cielo, volteggiare,
li sentivo sibilare
mentre liberi s’alzavano,
scomparivano alla vista,
si tuffavano nel nulla,
riapparivano nel cielo
pennellato di cobalto,
o di nuvole serene.
Il mio amore ho seppellito,
seppellito in riva al mare,
dove l’onda corre e atterra,
dove il vento urla e singhiozza,
dove infuria la tempesta,
dove il sol brucia d’Agosto.
Nel mio cuor non v’è più festa,
ma risento un canto antico
e le note lievi andare
per il Corso allegramente,
dove passa ancor la gente
che si ferma ad ascoltare
le tue mani dolcemente
la tastiera accarezzare.
E tu suoni, suoni e pensi,
pensi ai giorni ormai passati,
alle frasi pronunciate
che ancor suonano nel cuore
come note di chitarra
che lambiscono la notte,
che colpiscono la mente,
e ti parlano d’amore.
D’un amore ormai finito
di cui più non hai un ricordo,
d’un amore ormai invecchiato,
con le rughe sulle mani
e con gli occhi quasi spenti
che si sforzano a guardare
su una spiaggia ormai scomparsa
una bimba sorridente
di cui ormai non sa più niente.
FUGACI EMOZIONI
A volte
vorrei risentire il rumore dell’onda
frangersi sulla mia spiaggia pietrosa
sotto il Monumento ai Caduti
oltre la ferrovia.
Osservo,
su questa spiaggia di Maremma
che mi culla pensoso
con intensità e gioia soffocata,
l’onda che va e che viene.
Ascolto
il mare spumeggiante,
che m’accarezza le gambe,
e spingo il pensiero
oltre la laguna dell’Argentario
quasi a ritrovare l’onde
che un tempo
mi lambivano il petto
e che sono arrivati dopo tant’anni
su questa spiaggia sabbiosa.
E l’illusione mi fa rivivere
giorni incantati,
giorni felicemente consumati
che inutilmente accarezzo
come se non fossero mai trascorsi
ma che mi regalano illusioni
ed attimi di fanciullezza perduta.
IL RUSCELLO
Io ti addolcisco i pensieri:
con il lieto frusciar tra i sassi
placide sinfonie sprigiono
e le tue tensioni allento.
Tu ascolti, estasiato,
e il ritornello dell'acque mie,
che scivolano tra le sponde fiorite
e tra i massi affioranti
del mio letto tranquillo,
ti accarezza le orecchie,
ti sublima la mente.
Il gorgoglio delle gore
ed il lieto canto
degli uccelli alle sponde
dolci pensieri ricamano
e tenere speranze costruiscono
nel tuo cuore stanco.
IL SILENZIO
I rumori delle grandi città
mi opprimono.
Per anni mi hanno avvolto
con il loro martellante frastuono:
un cocktail insidioso
composto di sferragliare di tranvie,
di clacson assordanti,
di marmitte rimbombanti,
di brusii incomposti,
di vocii sgradevoli
ed opprimenti.
Questo silenzio oggi mi ricompone
i sensi ed i sentimenti.
La pace di questi colli
che degradano dolcemente verso la pianura
e si confondono con il mare
mi rilassano interiormente
e mi mescolano con la natura
che dolcemente mi abbraccia.
IL VENTO
Mi parla nel silenzio della notte,
frasi sussurra,
bisbiglia, rumoreggia,
tace.
L’ascolto e interagisco
dolcemente,
mentre m’accarezza sul volto
e m’abbraccia possente
serrandomi nella sua morsa
attraverso la persiana socchiusa
e m’asciuga il sudore
che m’imperla la fronte.
INCANTATORI DI SERPENTI
Giocare con i sentimenti
e buttare alle ortiche l’amore.
Regalare una carezza
per mercificare un rapporto,
per curare gli interessi più gretti.
Ma le basse manovre vengono scoperte,
perché l’esperienza della vita
ti ha allungato il naso
e riesci ad annusare,
olfattare,
e anticipare giochi e giochini.
E sorridi amaramente
sulla sordidità degli interessi,
al gelo delle coscienze,
alla grettezza dell’animo umano.
E l’affetto viene ancora una volta
mortificato,
tritato,
compresso,
congelato in contenitori arrugginiti
e buttato in mare
affinché il sole non lo scaldi,
affinché la luce non lo scopra.
E l’amore si trasforma in risentimento,
in rancore,
in astio.
E non regala più tenerezze,
ed offusca anche la carezza
che una manina delicata e sincera
regala al tuo volto rugoso
ed ispido di barba non rasata.
VALLE D’AOSTA
Albe fiorite,
come rose rosse
che s’affacciano ad una ringhiera
che un rosaio ha abbracciato.
Torrenti biancheggianti,
che beffeggiano gli scogli
e guizzano, e saltano,
e spumeggiano
scivolando senza mai fermarsi.
Boschi di sempreverdi,
di betulle cangianti,
che disegnano d’un grigio pesante
gli sfondi verdeggianti
delle Alpi che mi corteggiano.
Cieli azzurri,
ricamati da voli di rondini,
sfreccianti come saette
al sole,
di falchi roteanti nel sereno,
che scompaiono all’improvviso
su una preda in fuga.
Silenzi irripetibili,
rotti a tratti dal lontano richiamo
di una marmotta,
da un frusciare tranquillo
d’acque trasparenti,
da una folata di vento
tra una gola e l’altra.
Voci che arrivano dall’immensità,
che sanno di preghiera
e ti ricordano che in questa Valle
c’è la presenza di Dio.
VECCHIA PIANOLA
Poter accarezzare il passato
e riascoltare le voci
dei mendicanti all'uscio
ed il suono dolce
degli organini per strada.
Quelle pianole nere,
traballanti,
vecchi pianoforti su ruote
spinte da coppie disperate.
E rivedere quella manovella
che ruota instancabile
e disperde per l'aria
suoni armoniosi
il cui ritornello ancor'oggi
m'ammalia.
Rincorro per vie polverose
melodie di speranza,
ripetute all'infinito,
sempre vive nel cuore
e nella mente presenti.
Suoni che ravvivano
lo squallore di rioni degradati
e che scuotevano il cuore
delle vecchie assopite al sole
su sedie consunte e sgangherate.
Dove saranno finiti
quegli strumenti dolcissimi
che assicuravano un pasto ai bambini
ed una pietanza serale?
Rimane solo un'eco lontana
che rimbalza monotona e confusa
tra queste fredde montagne
che aspettano qualche nuovo raggio di sole
che ravvivi il colore dei prati.
VECCHIO MULINO
Macina
il vecchio mulino
in fondo alla vallata,
dove anche l'acqua é ingrata
e puzza di cloro.
S'ode
l'altalenante rumor
della pala che gira
e lo stridio delle cinghie
varca i vecchi muri di pietra
e si disperde
nel silenzio della vallata.
Dalla vecchia porta
lenta s'invola
una rada nebbia
che la pietra solleva
dai chicchi che macìna.
E quel profumo
dolce
di buona farina
riporta giorni sereni
quando si riusciva ancora a gustare
il sapore del pane,
fresco di forno,
che bruciava le mani
ed addolciva il palato.
VERUSCA
Mi mancano le tue carezze,
i tuoi abbracci dolcissimi;
mi manca la tua voce.
La stanza è vuota
senza il tuo sorriso.
Il tuo amore sincero
è come l’acqua fresca di fonte
che scorre tra rive verdeggianti.
Mi manca il tuo affetto,
la sincerità del tuo amore
che riempiva le mie giornate
e che, oggi,
riempie di tenebre
le mie solitarie serate.
IL SOGNO
Un'auto sfreccia veloce,
corre verso l'ignoto.
Una brusca frenata
e un salto su un vecchio veliero,
a motore, rivestito di pelle,
che sfiora un mare adombrato,
affiancato a una strada
d'un vecchio borgo
ormai abbandonato.
Ed un grande maniero,
che tetro aleggia e copre la scena
ammantata di ombre e mistero.
Un gruppetto di gente che osserva:
ed io chiedo, ad un tratto:
- di quale nazione mai siete? -
Mi risponde un biondo slanciato,
con un certo italiano sforzato:
- Europa -
e mi sento commosso
pensando al tempo passato.
Attorono qualcuno che veglia
seduto su vecchi gradini;
in fondo i resti di case
ormai vuote, sventrate,
disegnano il cielo
con tratti sconnessi,
incomposti.
Poi un prato sassoso,
e un cane che sbuca da un masso,
un vecchio collare un pò liso
gli stringe un collo insecchito,
le orecchie piegate all'indietro,
gli occhi suoi buoni,
le costole ricamano un corpo affamato.
Scodinzola e guarda:
s'aspetta qualcosa,
anche un tozzo di pane,
raffermo.
Gli regalo una lieve carezza.
Mi sveglio!
Quel cane mi brilla negli occhi!
Lo penso, lo cerco.
Poi vedo il mio cane
che russa tranquillo,
pasciuto, accudito, servito.
E una pena profonda m'assale
pensando a quel cane,
che sembra guardarmi,
dal buio,
con gli occhi suoi buoni
che aspetta, ancora, qualcosa.
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SUPPORTI MAGNETICI
Ho preso un brutto vizio,
lo so che non é attuale,
ma ogni tanto salvo
la rubrica e la posta
su dei supporti esterni
che poi metto da parte.
Fra l'altro, uomo accorto,
poi stampo su dei fogli
le cose a me più care.
Lo so che poi non trovo
il posto dove porle,
ma all'occorrenza, sai,
mi tolgono dai guai.
Dopo migliaia d'anni
troviamo dei papiri
racchiusi nelle tombe
disperse nel deserto.
Ma i tuoi Cd, mia cara,
gli Hard Disk e tutto il resto,
resisteranno mai
al tempo
e alle tempeste
magnetiche e dintorni?
E sembra strano, oggi,
che i versi d'un poeta
ti facciano pensare
a questo nostro mondo
che ognun vuole cambiare (Boccheggiano 3.9.2005 )
.LA VECCHIA FONTANA
Oggi
la vecchia fontana rivive!
L'intero paese è rimasto senz'acqua
e con fiaschi e bidoni la va a ritrovare,
le fa compagnia,
come un tempo.
L'acqua non scorre più via,
inutile e sola.
La vecchia fontana rivede qualcuno
di nuovo scambiare qualche parola,
come allora,
quando l'acqua non c'era in tutte le case,
e la gente faceva la fila,
paziente,
serena,
e parlava, parlava...
e non era mai sola!
L'AMORE ANDATO
Emozioni e rossori
a scoprire i segreti dell'anima,
quando l'amore era negato
e, gli appuntamenti, segreti di stato.
Battiti intensi nel petto,
come un frullar d'ali
inquieto e frettoloso.
Timori d'esser visti
e felicità
di due mani avvinte,
come un'edera a un tronco,
seduti sui gradini
di stradine acciottolate
o su muretti fuori mano
che guardavano il mare.
E poi il silenzio del cuore,
ed i ricordi
che ogni tanto ti rinnovano
tenerezze ormai finite,
archiviate sugli scaffali alti
d'una libreria
che solo tu sai ritrovare.
MA DOVE CORRIAMO
Scontenti, stanchi, insoddisfatti.
Ogni giorno pensiamo al domani
e dalla nostra postazione
sogniamo proiezioni impossibili.
Poi l’evento o la fuga.
Ogni giorno scappiamo,
scappiamo alla ricerca del nuovo
e pensiamo d’avere
conquistato la vetta più alta.
E poi domani si ricomincia a scappare.
Ma dove mai andiamo
se, poi, coi nostri ricordi
incatenati al passato restiamo?
MALEDETTI RICORDI
Mi pigia ognor la mente,
sul cuore s’abbandona,
come su un morbido cuscino
sprofonda il sogno
e vaga immobilmente.
Giammai paga biglietto
e vola, vola,
veloce solca i cieli
e i mari,
in largo e in lungo
ripetutamente.
Strade tortuose copre,
prati, fiumi, radure
osserva stancamente.
Con gente estranea parla,
la voce si confonde
in borbottii asfissianti
senza riscontri umani.
Alberi spogli,
fioriti a primavera,
campi di grano
e spighe dorate a giugno
ornati da papaveri
di sangue traboccanti.
Odio nel tetro cuore
che batte intensamente,
e gli occhi abbaglia,
acceca di lacrime splendenti.
O miei ricordi cari,
che a volte ritornate
ad allietar sommessi
le alterne mie giornate,
sparite dal mio cuore,
svanite dalla mente,
perché tanto dolore
tessete tristemente?
MISS 'NCIUCIO
Un suono mi giunge,
lontano!
Ascolto: la mano sui tasti
veloce
carezza il bianco ed il nero.
Parole schizzano ardenti,
armonie nuove e vecchie,
suadenti.
Ripeto un fischio:
un segnale che solo io
e lei capivamo.
“Passa e spassa miss 'nciucio,
ciù, ciù, ciù nun trova pace”,
e risento quelle note ancor volare
dal verone,
ed io le ascolto
con un senso di dolcezza
dentro il cuore.
Quelle note che non ho dimenticate,
quelle note che più volte sono tornate,
quelle note che avrà anche già scordate?
PAROLE PERSE
Dove saranno finite
tutte le parole
che mi sussurravi?
E le promesse ed i progetti
su quali spiagge
si saranno arenate?
Che buffa la vita
e come dolorosi i ricordi!
Fischietti indifferente,
a volte,
quasi a voler dimenticare il passato.
Ma le carezze antiche
ti riportano il tatto ed il calor della pelle
che le tue mani
avrebbero distinto tra mille altre mani.
E nel buio della notte
senti un alito sul tuo collo
ed un respiro intenso e sofferto
che ti sussurra qualcosa
che inutilmente cerchi di ascoltare,
che disperatamente non riesci a capire.
PASSAGGI FUGACI
Tutto è transitorio attorno a noi!
Folle immense rincorrono
inutilmente
i beni della terra.
Ognuno accaparra ciò che può
e spera
che nessuno gli porti via
mai
nulla.
Le gioie passano,
passano i dolori.
Passano le disperazioni
e le speranze.
I soldi si logorano,
vengono inghiottiti
dai forzieri
o dai banchieri.
Ed anch’essi sperano
di vivere cent’anni
e forse di comprarsi
anche la vita eterna.
E mentre tutti sperano
passa anche la vita
e rimane solo l’illusione
del tempo.
PENSIERI AMARI
La nostalgia di questa sera
opprime il mio cuore.
Le lacrime
lavano il mio dolore
e m’addolciscono
la mente.
Vorrei ritrovare un sorriso
negli angoli che la notte ricama
di mistero.
Vorrei ritrovare la pace
all’ombra delle querce
che colorano queste colline maremmane
accarezzate dalla dolce brezza
che sale dalla pianura afosa.
L’Elba si staglia tranquilla
oltre il mare di Follonica
e le luci di Scarlino
colorano le buie colline
oltre Massa e Valpiana.
Il silenzio mi regala
messaggi di pace,
che invano cerco
tra i vicoli bui di Boccheggiano,
dove le voci ciancianti di vecchie
e bambini
tardano ad acquietarsi.
I CIPRESSI DI PIAN DEI MUCINI
Un cielo terso:
l'azzurro occhieggia sorridente
tra le nuvole bianche,
che dolcemente incorniciano
Pian dei Mucini e la Massetana.
Là in fondo, quasi un disegno vivo,
ondeggiano pigramente al vento:
pennellate di verde riempiono la valle
e inghirlandano il borgo
che tenero li abbraccia,
e sorride alla nuova stagione
che regala le prime viole
mentre la ginestra
già tra i rovi occhieggia
e i castagni corteggia.
SORRISI DI APRILE
Quando il vento m’accarezza
adagiato alla marina
e la pelle, la sua brezza,
il sudor scioglie e la brina
mi ritorna nella mente
il sorriso giovanile
d’una bimba sorridente
che gioiva al sol d’aprile.
La vedevo, di nascosto,
con i libri e lo spartito
in attesa al nostro posto
prima d’essere partito.
E l’affetto era sincero,
solo amore (senza sesso),
quello grande, quello vero,
che non fu mai più lo stesso.
Ci bastava poco, allora,
uno sguardo da lontano,
e l’attesa di quell’ora
per restar mano con mano.
Una semplice carezza,
un abbraccio mai riposto,
e poi sempre la dolcezza
per un bacio di nascosto.
E quei giorni ancor ricordo
con struggente nostalgia
ed avverto un dolor sordo
ricordando quella via
dove in trepidante attesa
aspettavo il primo amore
che, qual foglia al sol distesa,
sta riposto nel mio cuore.
Quando il cuore ho nero nero
mi ricordo di quegli anni
e a lei corro col pensiero
quasi a cancellar gli affanni,
e mi sembra di ascoltare
la sua voce, a consolarmi,
e le mani accarezzare,
frasi dolci sussurrarmi.
RISO DI BIMBO
La sincerità
che ti regala un bambino,
che ti dà una spinta
affinché tu lo afferri
mentre tenta di sfuggirti,
non ha prezzo.
Il suo sorriso
ti spalanca un mondo di gioie,
ti colma di emozioni
e di commozione,
ti appaga.
Quel riso argentino
che sgorga dal suo petto
sembra il canto d’un usignolo
che sorge nel cuore della notte
ed illumina il tuo cuore
ed i tuoi sentimenti.
SAN GIOVANNI BOSCO
Lo sai, mamma,
forse tu già m’hai visto,
ma dietro via Salaria
sorge ancor oggi un vecchio convento
ed una chiesa gestita dai padri salesiani.
Nella cappella entrai un giorno,
di tanti anni che più or non ricordo,
ché a Roma mi trovavo per impegni,
e su un tavolo trovai quel vecchio libro,
sai,
che tante volte ci leggevi pia,
la sera,
in quel vecchio e lontano borgo di Calabria,
ché nostro padre richiamato era
per una triste guerra non voluta
che la vita segnò di tanta gente
in modo amaro e terribilmente.
Si, cara mamma,
era quel vecchio libro salesiano,
“Don Bosco che ride”, ti ricordi?,
che un tuffo mi diede dentro il cuore
e lo sfogliai con un affanno intenso
e per pochi soldi, dopo lo comprai.
Si, mamma mia amata,
il libro era lo stesso,
forse stampato più di venti anni prima,
stessi colori, la stessa copertina,
le identiche immagini stampate in bianco e nero,
le stesse storie che ci contavi al lume,
seduti la sera attorno a una caldana
e che assonnati ascoltavamo a volte,
che la TV e la radio allor mancava.
E lo conservo, mamma, con gran cura,
quel libro con le pagine ancor nuove,
ed ogni tanto lo sfoglio e triste leggo
qualche storiella.
E mi par di sentire la tua voce,
e mi dispero perché più non ti vedo
anche se a volte sembri a me vicino
e m’accarezzi i pochi miei capelli
che ogni giorno diventano più bianchi.
E la lettura mi rinnova in cuore
la stesso strazio del dì che sei partita
per un viaggio dal quale non si torna.
Ma sfogliando quel libro,
sembra che la tua mano m’accompagni
a voltare le pagine
e a scoprire un mondo che sembrava ormai finito
e che ritorna, spesso, intenso e vivo
ad alleviarmi l’ansia ed il dolore.
SCELTE SBAGLIATE
E continui a pagare il tuo prezzo
e sacrifichi amore e passione!
Non basta scusarsi,
o dire:”guarda ho sbagliato”,
se senza pensarci
con la vita degli altri hai giocato.
La colpa d’un gesto inconsulto,
dettato da amore o da altro,
che la vita degli altri ha cambiato,
soltanto tu stesso
lo devi adesso saldare.
E non basta l’affetto negato,
l’amor simulato,
il finto rapporto
costruito pensando lontano,
a qualcosa o qualcuno
che certo neppure sapeva
la pena o la gioia
che dentro il tuo cuore covava.
Ora il gioco s’è fatto serrato:
è inutile,
non serve barare.
Un atto di forza o coraggio
non dà risultato.
Il tempo è passato
e forse tu parli col nulla,
con chi, qualcosa o qualcuno,
cessato è, forse, da un pezzo.
Non sai,
tu fingi di vivere ancora nel tempo
in cui i sorrisi erano veri,
le gioie e gli affetti sinceri.
Ormai il tempo è fuggito lontano,
con sé il sentimento ha portato
e dentro una buia prigione
senza pensarci ormai l’ha buttato.
Invano scuoti le sbarre:
ormai è morto e sepolto.
Ma tu continui a sperare
che il tempo passato ritorni:
ormai,
devi soltanto mollare,
non puoi continuare a cullare
un sogno, che non può più ritornare.
SIEPI
Quelle siepi lontane,
ricordo!
Lenzuola bianche
e gonne nere,
maglioni rosa
e camicette bianche
al sole ad asciugare.
Ricordo!
Lontano
risento il ciabbottio dei panni
sui sassi della fiumara.
Acqua diaccia che spacca le mani
e scie di sapone
che si distendono pigre
e poi di corsa verso l’ignoto.
Osservo da lontano
e ascolto il canto delle lavandaie
chine sui sassi
a strofinare e sciacquare
intensamente.
E gli schizzi dell’acqua
mi colpiscono il viso
e mi regalano l’illusione
che il tempo non sia mai passato.
TRA LA NEBBIA
Guardo
con gli occhi socchiusi
le immagini lente
che si disperdono
tra la fitta nebbia
dell'autostrada.
Solo il rumore del motore
e le ombre
di vecchi pioppi,
che ricamano i fossati,
ondeggiano
per la campagna sfocata.
E sembrano
vecchi pellegrini
in viaggio
su un sentiero
che arriva dal nulla
e finisce nel nulla.
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