PREFAZIONE

 

Antichi amori è un libro di poesie a tutto tondo: al suo interno, componimenti impegnati nel sociale, attenti agli avvenimenti del presente, testimoni dei suoi miti e giudici severi di falsi dei, convivono con poesie colme d’amore e nostalgia, con altre che appaiono come mere notazioni di fatto e di sensazione, con altre ancora che sono delle vere e proprie grida di ribellione. Un universo poetico vasto e complesso, ma al suo interno organico e coerente: è la volontà di sfidare i luoghi comuni, le nefandezze del presente e la stoltezza degli uomini, è questo che anima i versi di Liliana Lorenzi. Ma c’è dell’altro: la speranza, in primis, di poter cambiare le cose, se non altro accorgendosi del male che impera, e la gioia, seppur sommessa, che la vita riserva ad ognuno di noi, e che l’autrice scopre nelle piccole cose di tutti i giorni: una gara automobilistica, una partita a carte, una città (Pisa) in festa…

         Così, è il tempo ad essere vero tiranno, antagonista per antonomasia dell’uomo e dei suoi sogni: è il tempo che scorre inesorabile, freddo, impassibile. Ciò non implica necessariamente, nella poesia della Lorenzi, un rifiuto deciso del mondo e delle sue leggi, semplicemente un piegarsi ad esse: infatti, se il presente è il luogo della riflessione poetica, degli interrogativi senza risposta, del dubbio, e il passato quello dei rimpianti e del ricordo nostalgico, allora il futuro diviene dimora della speranza e della fiducia, in cui poter ricominciare, o continuare, a confrontarsi con il reale e le sue molteplici facce.

Non stupisce allora che l’autrice prediliga immagini crude e termini semanticamente forti, spezzando il verso e scarnificandolo, spesso riducendolo ad unica parola, talvolta ricorrendo ad enjambemants che tolgono musicalità, già rara, ma garantiscono una sicura resa d’effetto. Non mancano, è vero, componimenti in cui l’autrice ricorre all’uso di rime (per lo più baciate), ma la sua poesia si esplica al meglio nell’uso del verso sciolto, molto vicino al colloquiale anche dal punto di vista sintattico.

Un discorso a parte merita la sezione della cosiddetta Poesia Dissacratoria, che accoglie, in verità, solo quattro componimenti della Lorenzi, ricalcati su altrettante poesie d’autore: ma non si tratta di mere prove di penna, di esercizi stilistici fini a se stessi. La dissacrazione avviene a partire dal confronto con i modelli che la tradizione poetica ha fatto propri, nominandoli classici, e che l’autrice ripropone in una nuova veste, a lei più vicina, mai discostandosi troppo dagli originali, semplicemente mutandoli di segno e di senso.

Non c’è nulla di intentato, nei suoi versi, nel senso che nulla sfugge alla volontà razionalizzatrice della Lorenzi, che indaga, discute, esamina, rimprovera, disapprova; e qualche volta esulta. E se qualcuno vuol sostenere che la Poesia sia per natura priva degli attributi della logicità (cosa, per altro, dal mio punto di vista del tutto erronea), legga pure questo libro, ma lo faccia senza pregiudizi di sorta; perché in esso la piena consapevolezza del reale e della sua negatività lascia spazio ad impennate di lirismo che, sole, basterebbero a farcelo amare.

      A. Pace